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L’ARTE, UN VALORE IRRINUNCIABILE

“Ogni bambino è un’artista. Il problema è come rimanere artista quando si cresce”

Pablo Picasso

Ci sono spettacoli che davvero non possono essere raccontati, né filmati, né descritti, né definiti; occorrerebbe poterli vivere solo personalmente e interamente in presenza, per arrivare persino a farne parte. Sì, perché, a parere di chi scrive, quell’abitudine ormai automatica di catturare con i nostri smartphone spezzoni di spettacoli che costituiscono veri e propri capolavori artistici per poi gettarli in quell’immenso tritatutto che i social oggi rappresentano, è un po’ come smembrare e distruggere un’opera d’arte che invece vuole divenire simbolo della maestria di saper far dialogare talenti, passione, arte e una moltitudine di anime a tal punto da farle apparire come un’unica entità, inscindibile, indissolubile, irripetibile.

 

Saper far dialogare talenti, passione, arte e una moltitudine di anime a tal punto da farle apparire come un’unica entità, inscindibile, indissolubile, irripetibile.

Così mi appare il Cirque du Soleil, del quale, ancor più dell’incredibile abilità dei singoli artisti che ne fanno parte, mi colpisce la relazione che li lega l’uno all’altro. Difficile distogliere lo sguardo dall’artista che si sta esibendo ogni volta al centro del palco; eppure, se si guadagna una visione d’insieme, acrobati, contorsionisti, trampolinisti, trapezisti, clown, musicisti, cantanti, ballerini, tecnici si muovono e si coordinano sul palco e dietro le quinte con una precisione tale da sembrare cellule di un unico organismo.

 

Non un minimo di esitazione, mai un errore, nessuna incertezza, nemmeno l’ombra di una seppur piccola sbavatura nell’incedere di ognuno fra gli altri. Il tutto accade in una sorta di penombra che mai i giochi di luce che illuminano la scena riescono a squarciare fino in fondo, a voler proteggere il mistero che abita la vita. Mistero del quale proprio la relazione diviene testimone. Non possono bastare solo ore ed ore di prove, per quanto assiduamente ripetute, a creare una tale armonia di intrecci. Occorre sentirsi, ascoltarsi, sintonizzarsi ad una stessa frequenza e soprattutto percepirsi come parte di un tutto. Una percezione che non è solo appannaggio della mente, ma che risiede prima di tutto nel corpo, la cui intelligenza e sensibilità l’arte circense sa così ben esaltare. Osservando l’esibizione della compagnia del Cirque du Soleil riconosco in ogni artista un continuum tra mente, anima e corpo che si espande persino oltre i contorni che lo definiscono.

Forse la parola che meglio descrive il Cirque du Soleil è armonia; di corpi, di anime, di talenti, di visioni e di intenti. Ed è proprio un’arte come quella circense a riuscire nella creazione sublime di una tale armonia, laddove invece, in altri contesti, risulta persino impossibile anche solo immaginarla.

Da qui parte la mia riflessione sull’importanza dell’arte, che non solo diviene il mezzo per stimolare, supportare e sviluppare le potenzialità del singolo, ma si fa elemento in grado di amalgamare le coscienze verso un’unica direzione: creare bellezza, infondere stupore, regalare magia.  E, pur di raggiungere un così nobile intento, si è disposti a ore infinite di allenamento e di prove, a continui ed estenuanti spostamenti, a sacrifici in termini di tempo da dedicare a sé stessi e di relazioni stabili da costruire. D’altro canto, si impara a coltivare la dedizione, a ricercare uno scopo che dia un senso al proprio esistere, a sperimentare quell’impasto meraviglioso di corpo, anima e mente che siamo.

Occorre sentirsi, ascoltarsi, sintonizzarsi ad una stessa frequenza e soprattutto percepirsi come parte di un tutto.

A questo punto viene spontaneo porsi questo interrogativo: come sarebbe il mondo se le istituzioni che si occupano di educazione di bambini e adolescenti dessero un ampio spazio all’arte, non solo insegnandola, ma permettendo loro di incarnarla e sperimentarla?

In fondo, come sosteneva Pablo Picasso, “ogni bambino è un’artista. Il problema è come rimanere artista quando si cresce”. Una società che si pone in un’ottica di promozione della salute e di sviluppo della coscienza dovrebbe allora proprio partire da qui: supportare ogni bambino non solo a rimanere artista, ma ad utilizzare l’arte lungo tutta la sua esistenza come elemento imprescindibile per manifestare la propria essenza e singolarità.

di Elsa Roberta Veniani

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