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La Scuola di Formazione IGEA 

Diploma di Magister Salutis 

Professionista Olistico della Promozione della Salute individuale e collettiva secondo il Metodo I.G.E.A. (Professione ai sensi di L. n°4 del 2013)

Rinasce la Paideia, l’educazione, non solo alla conoscenza, ma alla coscienza, nell’unità dei saperi, per la promozione della salute globale, individuale e collettiva.

Paideia, parola antica, per rinnovati intenti di “formazione umana” dove  istruzione, conoscenza e apprendimento siano finalizzati allo sviluppo etico e noetico, al lavoro dello spirito, ai codici della coerenza.

Nasce il Magister Salutis, una nuova figura professionale ai sensi di legge 4/13 riconosciuta dall’Associazione di Categoria Professionale A.I.P.O. presente nell’elenco del Ministero dello Sviluppo Economico. 

Il Magister Salutis porta un titolo volutamente espresso nella lingua antica e universale delle nostre radici latine, che a loro volta affondano nel rizoma ancor più profondo di quel mondo greco, culla dell’Occidente, che riverbera nel nome di Igea.

Igea da Igieya, la figlia di Asclepio, dea non della cura della malattia, come il padre, ma dea della salute, alter ego femminile dell’armonia e della bellezza.

La Scuola di alta formazione Igea offre infatti un iter didattico e formativo profondo e interdisciplinare nella promozione della salute, a tutti i livelli, individuale e collettivo, per il singolo, la famiglia, le organizzazioni, pubbliche e private, in una prospettiva ecobioantropologica.

La Scuola forma una nuova figura professionale, che si situa nel profilo del Professionista Olistico, regolamentato da una categoria professionale, nello specifico dall’Associazione Italiana di Professionisti Olistici AIPO e abilitato ad operare nella Promozione della Salute individuale e collettiva come da legge n°4 del 2013.

Il Magister Salutis non è una figura dell’ambito sanitario, ma piuttosto può utilmente dialogare con esso, al fine di promuovere stili di vita improntati al benessere, interventi per il ripristino dell’armonia e l’espansione della coscienza a tutela della salute dell’uomo e delle sue forme sociali in relazione con il suo bios e il suo olos, con la natura e la vita.

In seno alla Scuola, oltre ad una specifica metodologia di intervento secondo il metodo I.G. E. A. (marchio registrato), che il Professionista in formazione apprende in un iter triennale di profondo studio, ricerca ed evoluzione personale, sono anche espressi i principi e le declinazioni di una nuova disciplina, la EcoBioAntropologia (marchio registrato), che vuole collegare, in un dialogo di unificazione e reciproca traduzione di saperi, la prospettiva dell’anthropos, l’uomo, che non può che partire dal suo essere umano per esplorare il mondo e l’essere, con il suo bios, le dinamiche della forza vitale che lo attraversa come attraversa tutto ciò che riconosciamo “esserci”, e il suo oikos, la sua casa, il cosmo tutto, che tanto il filosofo quanto il fisico, riconoscono come mistero dell’essere e irrinunciabile seppur imprendibile meta del viaggio di conoscenza e coscienza.

Dal momento che i fenomeni complessi non prevedono una unica best practice che garantisca il suo permanere nel tempo, ma richiedono l’aggiustamento continuo dei processi, tra feedback e feedforward, in una circolarità ermeneutica, la formazione dell’Accademia, permette l’apertura della coscienza a processi di pensiero complessi e altamente flessibili, funzione di una capacità di apprendimento costante, adattamento, evoluzione e autopoiesi senza soluzione di continuità, secondo l’idea che non esiste il cammino già tracciato ma il viaggiatore costruisce il cammino camminando.

I fondamenti teoretici della Scuola e del Metodo I.G.E.A. 

Il metodo I.G.E.A. è metodo di promozione della salute, di tutela della vita, di prevenzione del mal-essere, di protezione del ben-essere, attraverso la ricerca dell’identità, la via dell’individuazione del Sé e della relazione- armonia- tra i sistemi complessi individuali e collettivi dell’esistere.

Risonanza, dunque, di intenti armonici, secondo il principio antico della congiunzione di bello, buono, vero.

Il metodo I.G.E.A. è un vero e proprio corpus di conoscenze, processi, interventi e principi volti alla tutela della salute di un singolo, di una collettività – coppia, famiglia, gruppo, scuola, azienda, organizzazione -, di un ecosistema, attraverso la comprensione e la tutela delle relazioni che le sottendono, con gli strumenti del pensiero complesso e della unificazione dei saperi.

Il metodo I.G.E.A. recupera i concetti antichi della armonia, che non è affatto banale assenza di conflitti, ma piuttosto da armozein, collegamento, relazione, di opposti, tensione dialettica e prolifica tra le parti di un tutto, tra i tanti di un uno, in modo tale che la forma e l’espressione di tale dialettica sia sempre più della somma degli elementi che la compongono, secondo la funzione autopoietica che è propria ai sistemi complessi quando vivono: far emergere da sé espressioni, fenomeni, vita, che si manifestano oltre il mero funzionamento delle parti.

Alle fondamenta, necessariamente filosofiche e sapienziali, del metodo, si sposano le acquisizioni più recenti della scienza di avanguardia che ha già abbandonato, quando si possa dir davvero scienza, il paradigma riduzionista in una rivoluzione kuhniana che riporta al centro lariflessione sulla natura dell’essere e dei suoi enti, sulla relazione tra soggetto e oggetto, sulla identità e la coscienza in ogni atto dell’umano e in ogni espressione della natura.

Scienze come la fisica e la biologia quantistiche, l’epigenetica, la biofisica della luce, del suono e dell’acqua e le applicazioni di biorisonanza, le neuroscienze, dialogano dunque, tanto nei fondamenti teoretici della scuola, quanto nei programmi didattici, con la filosofia, l’antropologia, le arti, lungo un crinale che si propone la promozione della salute proprio attraverso il ripristino della relazione tra spirito e materia che si trova all’essenza del cosmo e degli enti che ne fanno parte.

La salute, come ben noto ed espresso da OMS, non è mera assenza di malattia, e la persona è più dei suoi sintomi.

La salute per dirsi tale ha a che fare con diritti di esistenza, amore, piacere, bellezza, qualità della vita, libertà di espressione, possibilità di realizzazione del talento, riconoscimento di un senso alla propria vita.

Si tratta di valori affatto standardizzabili o protocollabili, per i quali è inevitabile che la medicina evidence based fatichi a offrire risposta.

Non vi è in questo nulla che non sia il semplice e non polemico prendere atto che la medicina del Nord del mondo, dei Paesi cosiddetti sviluppati, sia necessariamente da secoli e sempre più, avviata ad occuparsi in termini tecnicisti e riduzionisti della persona, separandone gli organi, concentrandosi sulla specializzazione sempre maggiore nella cura di tali organi, ottenendo peraltro grandi risultati da questo punto di vista.

Sarebbe puerile per non dire stupido, voler rinunciare o disconoscere tali risultati che sono anzi da accogliere con grande apprezzamento.

Questo paradigma strettamente collegato alla progressione tecnologica, permea naturalmente tutta la cultura del mondo industrializzato e capitalistico, anche rispetto ai temi della salute non solo dell’uomo ma degli ecosistemi, della politica, dell’economia, della scuola.

In parallelo continuano ad esistere mondi dove questo genere di acquisizioni tecniche e tecnologiche faticano ad arrivare, e non arriveranno forse mai: paesi dove le etnomedicine e le medicine di tradizione continuano le loro prassi di erbe, riti e saggezza popolare, dove i sistemi politici, economici e sociali, non rispecchiano il paradigma capitalistico produttivo e il mercatismo liberista.

Naturalmente, di nuovo, sarebbe puerile l’idealizzazione di questi mondi, quasi fossero un paradiso perduto a cui fare ritorno, perché è innegabile che il progresso abbia sortito grandi benefici per problemi come la mortalità infantile, o la durata della vita, che in quei paesi del Sud del mondo, sono ancora e drammaticamente problemi della quotidianità.

Tuttavia i temi della equità, della sostenibilità, della cooperazione sono temi irrinunciabili per la tutela del nostro presente e la possibilità del nostro futuro sul pianeta.

Il sud del mondo è portatore di un paradigma altro da quello riduzionista: animista, centrato sull’ordine implicato tra tutte gli esseri e l’ambiente, invece che sull’ordine esplicito del materialismo.

E in questa contrapposizione, si fa sentire sempre più la necessità di un dialogo.

Non un dialogo naif, sull’onda di entusiasmi new age, ma un serio interrogarsi, ricercare, e infine agire attraverso la riunificazione dei saperi, il rigore metodologico nella visione sistemica del mondo e dei suoi esseri, nelle loro relazioni, nel loro essere sistemi complessi in olografico organizzarsi.

Interdipendenza del tutto, biocentrismo, eco-bio-antropologia.

Sorge dunque l’esigenza di andare a colmare un territorio spopolato di pensiero e azione, riguardo alla complessità, alle relazioni tra le cose, invece che alle singole cose, e in particolare occuparsi non già della cura della malattia, ma della promozione della salute in forme fattive e a partire da una metodologia rigorosa, fondata tanto su una teoretica salda, filosofica e sapienziale, quanto su una scienza che conservi l’entusiasmo dell’ignoto e l’amore per la scoperta, assieme ad una arte che non smetta di essere poetica degli opposti, ponte verso il trascendente, capace di dire quello che il logos non può dire, ma intuisce.

In questo spazio di senso si situa la Scuola IGEA, formando Professionisti che possano colmare questo vuoto, occupandosi della salute, degli stili di vita, della prevenzione della malattia, attraverso un lavoro davvero sistemico, interdisciplinare, e coscienziale, che non solo non è da intendersi come alternativo o contrapposto al mondo sanitario, ma anzi, con questo possa utilmente interfacciarsi, dialogare, in un reciproco e virtuoso completamento.

Se le prassi, i protocolli, le procedure, i tempi, la digitalizzazione, della tecnica medica rendono sempre più difficile per il sanitario potersi occupare della dimensione antropologica, narrativa, emotiva, biografica della persona, e dall’altro lato, invece, sempre più di questa dimensione le persone sentono il bisogno, ecco la possibilità di una formazione seria, rigorosa, organica e articolata proprio sulla salute, sulla sua antropologia nella complessità, sulla sua sistemica che non è solo scienza e natura, ma anche cultura e civiltà.

In parallelo, anche al di là dell’ambito squisitamente sanitario, la scuola, l’azienda, le organizzazioni della collettività stanno sempre più chiaramente comprendendo l’importanza di occuparsi della promozione della salute non solo fisica ma anche emotiva e relazionale al loro interno e le emergenze climatiche e geopolitiche non fanno che riportare alla ribalta la necessità di rivedere in nuova luce la relazione tra popoli, tra civiltà e natura, tra uomo e ambiente, al fine di preservare la salute globale.

La società cosiddetta postmoderna, è figlia di una cultura che dopo l’era positivista ha visto accrescere la separazione tra i saperi e tra i mondi, nonostante la globalizzazione dei media e dei mercati, e prendere piede logiche economiche e politiche dove il liberismo ha finito per significare soprattutto competitività del mercato, mercificazione del valore, produttivismo a scapito di idealità e valori, esercizio di forza piuttosto che di coscienza.

Ne sono prova gli scenari di conflitto aperti ovunque nel mondo e il crescere delle disuguaglianze economiche, sanitarie, culturali, di genere, di razza e così via, tuttora drammaticamente presenti sul pianeta.

L’abitudine alla dicotomia è tipica di un assetto fortemente egoico che si imprime nel tessuto della vita quotidiana e pare aver dimenticato il concetto di armonia, che si collega profondamente alla salute, sin dalle fondamenta che danzano tra Oriente e Occidente, nel Pitagorismo.

Se ne evince che tanto l’individuo che voglia preservare la propria salute, quanto l’organizzazione che voglia promuovere la salute del sistema di cui è parte, quanto il professionista che si ponga come garante di questa salute, necessitino di una nuova (o forse del rinnovamento di una antica) visione della vita, di un nuovo modo di pensare, di agire, di sentire.

Al crocevia di questa dinamica, la coscienza, come grande movimento dell’essere tutto, come riverbero olografico di questo movimento dell’essere in ogni essere.

Riconoscere il cambiamento in atto nel mondo, le emergenze che richiedono sempre più responsabilità come responsum abilitas, capacità di risposta, è già un movimento di coscienza che  richiede dunque ora di compiere passi adeguati per essere il cambiamento che si desidera veder accadere.

L’intento della Scuola è in primis quello trasformare la forma mentis degli Allievi che la frequenteranno, favorendo in ciascuno di loro l’adozione di un pensiero complesso, trasversale, simbolico, non lineare e divergente rispetto alla sola categoria razionalistica che ha già dato prova del suo esito fallimentare nelle grandi emergenze sanitarie, climatiche, politiche e sociali che sono sotto gli occhi di tutti, al fine di attivare la visione complessa e armonica del singolo e della collettività, così che questo permetta di generare una nuova visione, comprensione e risoluzione del sistema osservato in chi a questi Professionisti potrà richiedere la consulenza.

Il Metodo I.G.E.A. in sintesi

La figura professionale di professionista olistico del METODO IGEA si occupa di promozione della salute e di tutela dell’armonia e della forma dei sistemi complessi dal singolo al gruppo agli ambienti abbracciando una visione unitaria e multisfaccettata del vivente in tutte le sue espressioni e relazioni.

Applica una flow-chart di interventi che orchestra strumenti multilivello e interdisciplinari in un viaggio di costante connessione con la visione armonica e sistemica del tutto, non intesa come cancellazione di opposti, ma come profonda danza e continua composizione di tali opposti, che a partire dalla luce e dal buio, quando si trovano in equilibrio di integrazione tra loro, originano la meraviglia della vita, la bellezza e l’intelligenza dell’insieme che è più delle parti che lo compongono.

Quattro concetti che sono nell’acronimo I.G.E.A. guidano questo processo che dà vita alla vita nella bellezza della complessità.

Identità

Globale

Emozioni

Antropologia

Il PROFESSIONISTA del metodo IGEA parte dall’Identità.

Identità: l’essere identici a sé, il poter rispondere alla domanda infinita sul “cosa sei, cosa siamo”.

L’identità che è unicità, originalità, nota fondamentale che rende il valore di ciascun esistente.

L’identità che è salute del sistema immunitario, come tutela di biodiversità, sino alla libertà di espressione della pluralità di lingue, culture, civiltà.

Il primo atto del processo di promozione della salute sta nell’individuare l’identità come elemento unico, come saper ascoltare tutta la storia di un cliente, di una azienda o di una foresta… conoscerne le peculiarità, saperne fiutare l’essenza e farlo attraverso strumenti ben precisi di dialogo, ascolto, indagine, simbolo, intuizione che saranno forniti nel corso della formazione.

Il secondo passaggio del processo riguarda il poter “trovare” il giusto posto di questa Identità in riferimento al sistema Globale di appartenenza: relazioni tra identità e sistema, traiettorie di organizzazione dell’”esserci in rapporto a” .

Si tratta di un passaggio delicato, che deve poter attingere tanto ad un bagaglio di simboli, archetipi, genealogie, tradizioni quanto a strumenti di pensiero complesso mutuabili dalla topologia, dalla fisica dei quanti e dei campi morfogenetici, come dalla geopolitica e dalla antropologia. 

Il terzo aspetto riguarda il principio che già Gregory Bateson e oggi la stessa ricerca delle scienze neuroaffettive pongono in luce, ovvero come tutta la realtà sia regolata da Emozioni, a tutti i livelli, anche non umani e non disciplinati dalla mente come siamo soliti intenderla. 

Tutti i sistemi si rappresentano nel mondo in base alla percezione: la risposta ad uno stimolo o una perturbazione sono letti da percezioni che modulano la dinamica vitale del sistema stesso. 

Le emozioni svolgono un ruolo centrale in qualsiasi tipo di comunicazione e contribuiscono a creare i contesti relazionali nei quali cresciamo e sviluppiamo le nostre capacità.

Lo studio dell’epistemologia permette di individuare le connessioni tra differenti fenomeni definita da Bateson ecologia della mente.

In questa fase del processo dunque, il professionista sarà chiamato a individuare i fattori emotivi chiave nella dinamica del singolo, del gruppo e nella loro relazione con il piano globale, compreso il sentimento che sottende il rapporto con l’ambiente.

Infine, questo passaggio di ecologia della mente e delle emozioni, permette una riconnessione all’Antropologia, come sofia, come saggezza, in grado di leggere sistemi complessi collegati e loro sottosistemi, occupandosi di evoluzione, come processo che assicura la sopravvivenza del sistema stesso, attraverso i codici che gli sono propri ed essenziali, o la loro trasformazione in base alle esigenze della situazione, fornendo soluzioni di creatività all’empasse, di armonia al conflitto, di bellezza alla sofferenza.

Il Professionista Metodo IGEA, nella sua forma mentis si occupa di “leggi dell’armonia” e per poterle orchestrare, necessita di conseguire una conoscenza sufficiente per conoscere le relazioni tra:

  • Materia
  • Energia
  • Informazioni
  • Coscienza

e per arrivare a leggere in questa chiave di interdipendenza la fenomenologia, in fondo armonizzando il paradigma positivista con quello biocentrista e coscienziale, che proviene da quelle tradizioni antiche o di interesse etnografico che hanno il merito di preservare la connessione con la natura.

Il Nuovo Professionista è consapevole che il futuro si trova nel congiungere e  far dialogare questi due paradigmi e comprende che l’essere umano, per la natura particolarissima del logos che possiede, e che lo conduce sempre e incommensurabilmente al superamento dei propri limiti, deve da un lato abbandonare la prospettiva antropocentrica nella relazione con il pianeta e la vita, ma dall’altro non può ignorare il ruolo di garante dell’armonia, di custode dell’esistente.

Questo uomo, che alla maniera umanistica, ritrovata da artisti pensanti come ad esempio il Michelangelo Pistoletto di Terzo Paradiso, è speculum mundi, è essere narrante per eccellenza, in grado con le sue parole di condizionare profondamente la realtà. 

Per questo nel percorso formativo vi è il massimo risalto al piano coscienziale dove è fondamentale la ricongiunzione dei saperi e il lavoro dello spirito, per parafrasare il filosofo Massimo Cacciari che a sua volta recupera i temi delle famose conferenze di Max Weber sul “lavoro dello spirito come professione”.

Se la civiltà si è evoluta distaccandosi dalla natura ed oggi viene ovunque predicato un ritorno alla natura, quasi come ritorno alle origini, la Scuola IGEA intende porre l’accento su un Nuovo Paradigma super partes, sulla necessità di superare la dicotomia tra paradigma scientista e paradigma spiritualista,  immaginando al centro della promozione della salute individuale e globale il dia-logos tra discipline, tra leggi della natura e prassi di cultura, tra materia e spirito, quale chiave di accesso al cambiamento, via di riconnessione alla bellezza.

Salute come coscienza

Conosci te stesso: questo l’interrogativo impossibile, ma non sterile, al contrario munifico, che l’oracolo pone a Socrate.

Impossibile perché comporterebbe di essere contemporaneamente soggetto e oggetto dell’indagine.

Questo è il dilemma della scienza di avanguardia dell’oggi: come poter sancire l’oggettività del metodo scientifico se chi lo applica è pur sempre un soggetto?

Questa la ragione per cui la sola scienza non può essere sufficiente, per quanto la sua tecnologia sia potente.

Interrogativo tuttavia non sterile, ma munifico perché da esso ha origine quella filosofia che solo in tempi molto recenti fu disgiunta dalle scienze.

Grandi figure dell’antichità come Pitagora, Platone, Aristotele, Eraclito, Ipazia furono filosofi e scienziati.

Così fu per Pico della Mirandola e Marsilio Ficino.

Così per Newton, Spinoza, Leibniz, Kant…

Solo la modernità dimentica l’essenziale necessità per la scienza di fondarsi sulla filosofia che non è di per sé sofia, sapere, ma amore per il sapere.

Essa deriva dal primo interrogativo che costringe il saggio ad accorgersi che vi è sempre un abisso tra lo slancio alla conoscenza e la conoscenza, ma non per questo cadere nella depressione o nel disfattismo.

Se pure non si può riposare sulle magnifiche sorti e progressive, per parafrasare Leopardi, si può continuare ad amare il viaggio della conoscenza, a perseguire il mistero, a cercare di sfiorare il dio che si nasconde da qualche parte nel nostro DNA umano.

Allora sorge, come un dono, una antropine sofia, una saggezza umana, che da un lato non può ubriacarsi dell’inganno neoumanista dell’onnipotenza del conoscere, ma dall’altro compie passi verso il mistero della vita, quando può essere amore, dedizione alla ricerca di tale mistero.

Questo è un movimento di coscienza.

La tensione cosciente di conoscere l’impossibilità del conoscersi del tutto e compiutamente, che restituisce cosi sacralità e mistero alla vita, e dunque senso al viverla e al ricercarne l’essenza senza sosta.

Un lavoro dello spirito, che tende alla espressione del talento creativo e al contempo punta al ben-essere dell’insieme, in una crescita individuale e collettiva.

Se innegabilmente si è reso vero ciò che Weber aveva intuito, ovvero la gabbia che stringe individui e società in una logica tecnicista, di produzione e consumo, nel quale ciascuno è indebitato nel sistema non già o non solo per debiti di denaro, ma per il debito che si contrae nel dover servire e funzionare in senso produttivo, che equivale ad una alienazione ben delineata dall’uomo senza qualità di Musil, allora salute non può che voler dire recupero di una libertà di essere, prima che di servire e produrre.

Beruf, lavoro, in Weber, come in Cacciari, non è lavoro, è professione, da pro-femi: vocazione, chiamata, di chi è chiamato da un desiderio, da una passione e svolge la professione per il valore che le riconosce da dentro.

Allora Salute è prima di tutto coscienza dell’essere in viaggio ciascuno verso la propria saggezza umana, capace non di rispondere alla domanda impossibile sul sé, non di fornire mete onnipotenti, ma di rendere pregnante la domanda, colmo di senso il non senso, bellissimo seppur terribile, tremendum et fascinans, il dissidio.

In questo senso Salute è alla maniera junghiana, soprattutto individuazione: ben al di là del concetto di salute come guarigione o assenza di malattia, salute è ricerca di identità, quel conosci te stesso, impossibile da completare, ma capace di guidare il cammino dell’intera esistenza.

Perché un Magister 

Magister, dall’unione etimologica di magis- grande e del suffisso comparativo -ter: il più grande, il più esperto, in una materia, in un’arte, in una abilità, tanto da esserne riferimento.

A fronte dei fondamenti teoretici della Scuola, il magister tende alla maestria nella “anthropine sophia”, la saggezza umana, che ben lontana dall’essere superba esaltazione antropocentrica e neoumanista, è piuttosto declinazione di quel “Gnozi sauton” “conosci te stesso” che l’oracolo pone a Socrate come enigma unico, imprescindibile e infinito.

Magister dunque non perché risolto nel sapere, ma piuttosto perché in viaggio costante verso le frontiere di quel mistero che è la Vita, tra scienza e spirito, instancabile viandante della ricerca e della filo-sofia, l’amore per la saggezza, per il sapere più alto che non è solo e squisitamente conoscenza ma più che tutto coscienza.

Il Magister salutis è di per se stesso testimone di questo viaggio, in prima persona lo vive e ne fa il centro del suo esistere, del suo Da-sein, del suo esserci.

E grazie alla attuale e progressiva riunificazione di saperi a lungo separati, come le scienze e la filosofia, la medicina e l’arte, la teologia e la fisica, il Magister può percorrere senza dubbio il crinale di un dialogo tra scienze umane, spirito e biologia, con il fine di custodire la bellezza dello slancio vitale in ogni piano.

Per questo e solo per questo, può accompagnare altri nello stesso viaggio, non certo per superiorità di ruolo, ma per intento e scelta di coscienza.

Igea, il nome, il concetto

Scegliere un nome come Igea può sembrare audace.

Facile cadere nella banalizzazione del mito o peccare di eccesso aulico.

Ma quando il mito di Igea, per sincronicità, è tornato a farsi narrare mentre il disegno della Scuola prendeva forma, è parso irrinunciabile intitolare alla dea, al suo archetipo, la Scuola.

Un ritorno del femminile a custodia del mistero della salus, che non è solo assenza di malattia, ma è bellezza, relazione, risonanza e congiunzione di opposti nell’armonia. 

Igea, la dea, l’ispirazione 

Inno Orfico a Igea

Desiderabile, amata, molto vivificante, regina d’ogni cosa,
ascolta, beata Igea, che porti la felicità, madre di tutti;
per opera tua infatti le malattie si consumano per i mortali,
ogni casa fiorisce gioiosa grazie a te
e le arti sono rigogliose; l’universo ti desidera, sovrana,
solo Ade che sempre distrugge la vita di odia,
sempre fiorente, desideratissima, riposo dei mortali:
senza te infatti tutto è inutile agli uomini;
né infatti i banchetti hanno la dolce ricchezza che dà felicità,
né senza di te l’uomo diviene vecchio dalle molte sofferenze:
poiché sola tutto domini e su tutto regni.
Ma, dea, vieni sempre soccorritrice di coloro che celebrano i misteri
allontanando l’afflizione infelice delle tormentose malattie.

“Questo antico componimento dedicato ad Igea è il LXVIII degli Inni Orfici, una raccolta di 87 preghiere composte da autori sconosciuti intorno al IV – V secolo CE. 

Igea è un’antica Dea del pantheon greco considerata personificazione della Salute e dell’Igiene. Secondo alcune fonti sarebbe figlia del Dio della Medicina Asclepio e di sua moglie Epione; secondo altre fonti sua madre sarebbe invece Lampetia, figlia del Dio Helios. 
Se Asclepio incarnava la Medicina intesa come guarigione e risanamento, sua figlia Igea era invece invocata per prevenire le malattie prima che potessero colpire ed era l’immagine del benessere del corpo come dell’anima. Igea era inoltre strettamente legata ad Apollo nel suo aspetto di guaritore, insieme alle sue sorelle Panacea (la cura universale), Iaso (la ripresa della salute), Acheso (il processo di guarigione) e Aglaia (la bellezza).

Le parole dell’Inno Orfico LXVIII presentano Igea come una Dea potente e onnipresente, il cui dominio si estende su tutto e tutti – quasi un volto della Grande Madre Demetra, richiamata dall’epiteto fiorente e dalla scelta delle parole fiorisce e rigogliose, che evocano visivamente l’abbondanza dei campi.
L’Inno ricorda che senza Igea tutto è inutile agli uomini, chiarissima affermazione dell’importanza fondamentale che ella riveste nel rendere ricca e felice l’esistenza umana.”

L’iconografia di Igea mostra la Dea, florida e prospera nel suo femminile, nell’atto di abbeverare un serpente.

Quel serpente che si attorciglierà sul caduceo di Asclepio, lo stesso che l’iconografia mariana, ultima vestigia delle icone antiche della Dea, vuole schiacciato dai piedi della Vergine, in una dicotomia di opposti, scivola invece lungo il corpo di Igea, fino ad abbeverarsi nella coppa che la Dea gli offre.

Le iconografie ancor più antiche delle dee assiro-babilonesi, Inanna, Astarte, Ishtar, da cui la stessa Iside e Isha dell’antico ebraismo, ritraggono la divinità spesso con serpenti nelle mani, a simboleggiare il potere sulla vita, la morte, la rigenerazione.

La coppa in cui Igea abbevera il serpente, quasi a guisa di un Graal, è la coppa di Lete.

Lete, con la sorella Mnemosine… coppia di opposti inseparabili.

Per la salute occorre ricordare e dimenticare.

E nella parola aletheia, la verità, che è elemento fondamentale di salute, riecheggia anche lete, la mancanza, la latenza.

C’è qualcosa nella verità dell’essere umano che non può mai essere esaurito e darsi in una definizione, in una riduzione all’oggetto, ma deve essere mantenuto nella sua latenza, nel suo nascondersi: è la sacralità della sua duplice natura di animale e dio.

Nessuna macchina, intelligenza artificiale, tecnica o tecnologia potrà mai esaurire il mistero, la tensione di opposti che abita l’uomo, e i viventi.

Finiti perché destinati a morte, in-finiti perché destinati a morte: mai compiuti, progetti gettati dall’infinito all’infinito come un ponte tibetano sull’abisso tra tutto o nulla, tra bene e male, tra divinità e abiezione.

Un’ impossibile e continua danza di opposti: aletheia, verità che non può dimenticare la mancanza e la tensione del desiderio della pienezza.

Il Lete, peraltro, esiste davvero, nella nostro Bel Paese.

Ed è un fiume dalla particolare bellezza: sotterraneo per circa 500 metri forma, lungo il suo percorso, un complesso di cavità naturali: le grotte carsiche di Caùto situate a ridosso della diga del Lago di Letino; la galleria superiore invece, è caratterizzata da una folta vegetazione e da pozzi d’acqua, dislivelli e piccole cascate che precipitano verso la Valle del Volturno.
Una peculiarità del Lete è la presenza di singolari specie animali come insetti e crostacei dal guscio bianco senza occhi… quasi un emblema fenomenologico dell’oblio.

La mitologia greca e romana definisce il fiume Lete come il fiume dell’Oblio, la filosofia lo ritrova nel X libro de La Repubblica di Platone all’interno del quale è narrato il mito di Er, un soldato valoroso originario della Panfilia che discese nell’oltretomba per conoscere i misteri della reincarnazione delle anime.
Anche Esiodo nella sua Teogonia, parla della divinità Lete, la quale forma una coppia di opposti inseparabili con Mnemosyne, dea della memoria.

L’Eneide di Virgilio (VI libro), descrive le anime dei Campi Elisi, tuffarsi nel Lete quando devono reincarnarsi dimenticando, in tal modo, le vite passate.

Gli Orfici, ritenevano saggio invece non bere l’acqua che conduce all’oblio, ma custodire il proprio passato per arrivare ad un livello di saggezza superiore.

Il fiume dell’Oblio viene menzionato anche da Dante Alighieri nel Purgatorio con il nome Letè: situato nel paradiso terrestre accanto al fiume del ricordo delle cose buone, Eunoè, sul monte del Purgatorio, viene immaginato da Dante come il luogo in cui le anime purificate si lavano per dimenticare le loro colpe terrene prima di salire in Paradiso.

Infine il Lete ha svolto un ruolo di rilevo anche nella letteratura moderna: nella tragedia goethiana del Faust, e in diverse poesie di Baudelaire.

Così il Serpente che si distende lungo il braccio e il petto della Dea, si abbevera nella Coppa, simbolo antichissimo del femminile, transumato poi negli emblemi alchemici, che è coppa di Lete, di dimenticanza e latenza, quasi che Igea, a differenza dell’archetipo del femminile di Eva, possa congiungere nell’oblio che è congiunzione di opposti, la vita e il serpente, il bene e il male, la donna e il desiderio.

Salute come composizione, non già annullamento, di opposti, alla guisa di quanto si intuisce dalla tradizione orfica, alla filosofia socratica e platonica, al mondo dei misteri dell’Umanesimo, alla sotterranea alchimia, alla filosofia stessa fino alla esplicita espressione della coniunctio oppositorm che in Jung prende il nome di individuazione, termine che soppianta nella traiettoria junghiana il concetto di guarigione stessa.

Il paradigma si sposta: dalla guarigione della malattia, alla individuazione del sé, alla ricerca della identità che è codice di salute.

E questo è il principio fondativo che anima l’intero corpus di insegnamenti della Scuola e i suoi intenti.

Igea, prima di scomparire dall’iconografia, per restare nell’anonima insegna di qualche pensione di mare o nel nome di una clinica,  è infine raffigurata sontuosamente da Klimt.

La Medicina è il secondo dipinto della serie per l’Università di Vienna. È un olio su tela (430×300 cm), realizzato fra il 1901 e il 1907 e andato distrutto nel 1945 nell’incendio del castello di Immendorf.

Ne possediamo soltanto una riproduzione fotografica in bianco e nero (a parte un dettaglio a colori della figura di Igea), ma Ludwig Hevesi racconta che in Filosofia prevalevano le tonalità fredde dei verdi e dei blu, in Medicina i colori spaziavano dal rosa al porpora.

Nell’opera è celebrato l’«eterno ritorno al sempre uguale»[8], concetto basilare dell’opera Così parlò Zarathustra di Friedrich Nietzsche. In quest’opera Klimt racconta il succedersi di tutti gli eventi dell’esistenza umana, dalla creazione alla dissoluzione della vita stessa.

Nel pannello, l’intreccio di corpi attraverso i quali vengono rappresentati tutti gli stadi della vita: ammasso di corpi, galleggiante nello spazio sidereo, viene avvolto dal velo nero della morte, oscura figura posizionata in mezzo allo stesso. Ma sulla sinistra, una figura femminile si stacca dalla colonna a rappresentazione della liberazione dal dolore; l’unico collegamento tra questa e il grappolo di corpi retrostante è dato dalle braccia della donna, distese all’indietro, e dal braccio possente di una figura maschile rappresentata di spalle allo spettatore. 

In primo piano, rappresentata secondo una vecchia tradizione iconografica, abbigliata di una splendida veste rossa sangue ulteriormente abbellita da decori dorati, si erge Igea. La maestosa figura da cui la dea è rappresentata potrebbe richiamare alla memoria il soggetto ritratto da Klimt nel 1898, l’autorevole Sonja Knipps.

La dea viene rappresentata con la mano sinistra reggente la coppa di Lete e con un serpente attorcigliato attorno al braccio destro. Il serpente ha lo scopo di raffigurare la palude, regno della morte dalla quale vengono generati sia lui che la dea stessa. Igea fissa il proprio sguardo sullo spettatore con atteggiamento superbo come se volesse costringerlo a prendere coscienza della debolezza del genere umano. 

Igea, imperiosa personificazione della medicina, sembra volgere ieraticamente le spalle all’umanità, completamente indifferente alle sofferenze a cui gli uomini sono sottoposti.

L’opera fu aspramente criticata poiché nella rappresentazione Klimt non celebra il potere curativo della medicina, bensì l’impotenza della stessa di fronte all’inevitabile trapassare dalla vita alla morte. 

Ma la dea offre al serpente la coppa della vita suggellando così l’unità tra vita e morte, contro la quale neppure il progresso della medicina, con la cura e la prevenzione delle malattie, può nulla.

In fondo Klimt sembra prefigurare, in una modernità concettuale che va ben oltre il suo tempo lineare, il grande dilemma della medicina moderna, che cresce tecnologicamente e punta al superamento tecnologico e iperspecialistico dei limiti della malattia e della morte, ma contemporaneamente vede crescere sempre più le patologie croniche, metaboliche, neurodegenerative, oncologiche, e persino le patologie infettive, un tempo sconfitte da antibiotici e vaccini, tornano endemiche, pandemiche, e, come malaria e HIV, a tutt’oggi curabili ma non debellabili.

Nella pittura di Klimt sembra adombrarsi quel gioco di opposti che pare continui a sfuggire al sapere paradigmatico di un sistema che ha fondato la sua cultura sul riduzionismo, e sulla separazione tra scienza, filosofia e arte, frangendo così l’armonia, da armozein, il collegamento del senso tra le discipline.

L’Accademia EFP e la Scuola IGEA, intendono occuparsi di questo senso, di questo collegamento, in un paradigma nuovo solo perché dimenticato, ma in realtà antico, di unità dei saperi.

Destinatari
La Scuola è aperta a tutti coloro che desiderano formarsi in un nuova qualifica professionale di promozione della salute, oppure a coloro che vogliono integrare questo modello alla propria attuale professione.

Requisiti di ammissione:

E’ richiesta la presentazione di:

  • Domanda di iscrizione con motivazione
  • Curriculum vitae
  • Colloquio a discrezione della commissione

Durata
Triennale più tirocinio e supervisione per un monte ore complessivo di 1.050

Programma didattico  
Scuola I.G.E.A.

Aree didattiche e insegnamenti

Area Emozioni, neuroscienze, coscienza

Insegnamenti

  • Emozioni e salute
  • Fondamenti di chimica e biochimica
  • Fondamenti di anatomia umana
  • Fondamenti di fisiologia umana e neurofisiologia
  • Neuroplasticità ed eutonologia
  • Neuroscienze affettive 
  • Neuroestetica e stati modificati di coscienza
  • Placebologia e ipnologia
  • Intelligenza emotiva ed empatia
  • Scienze della coscienza
  • Epigenetica e stili di vita
  • Psicologia pre e perinatale
  • Comunicazione, relazioni e negoziazione dei conflitti
  • Intelligenze artificiali e ibridazioni uomo-macchina

Area Antropologia, natura, simbolismo

Insegnamenti

  • Antropologia della salute
  • Bellezza e salute
  • Cenni di filosofia 
  • Cenni di sociologia
  • Medicine antiche
  • Tradizioni misteriche, ermetiche e sapienziali
  • Medicina narrativa
  • Medicine metaforiche
  • Sciamanesimo e curanderismo
  • Mitologia, fiaba e storytelling
  • Etnobotanica
  • Scienze forestali e forest bathing
  • Meditazione e mistica 
  • Tanatologia 
  • Paradigmi del sacro, del mito e del rito
  • Archetipi e simbolismo
  • Paradigmi occidentali e orientali a confronto
  • Arteterapia per la salute
  • Arte del gusto e nutraceutica

Area Salute globale, collettività, sistemi complessi

Insegnamenti

  • Ecologia della mente
  • Educazione cosmica
  • Sistemi complessi e teorie del caos
  • Metodi di pensiero: laterale, complesso, sistemico
  • Biocentrismo e rete della vita
  • Biodiversità
  • Ecosistemi: energia e sostenibilità
  • Futuro vegetale
  • Cenni di geopolitica
  • Diritti di Madre Terra
  • Sistemi di salute globale e cooperazione
  • Salute globale e transizione dei paradigmi
  • Crisi, emergenza e salute globale

Area Biorisonanza, energia, approcci vibrazionali

Insegnamenti

  • Fondamenti di fisica e biofisica
  • Bioelettromagnetismo
  • Biofisica del suono
  • Biofisica della luce 
  • Biofisica dell’acqua 
  • Aromi, campi vibrazionali e coscienza
  • Olii essenziali
  • Multidimensionalismo
  • Bioarchitettura
  • Tecniche e strumenti di biorisonanza

Area Corporeità, sensorialità e movimento

Insegnamenti

  • Paradigmi bottom-up e top-down
  • Approcci somatopsichici e somatorelazionali
  • Felt sense e embodied self
  • Bioenergetica e frontiere della neuroregolazione
  • Algologia
  • Frontiere delle neuroscienze della sensorialità e del movimento
  • Focusing e training autogeno
  • Tecniche kinesiologiche
  • Pratiche corporee per la salute

METODO I.G.E.A.

Insegnamenti

  • Fondamenti teoretici del metodo 
  • Basi scientifiche del metodo
  • Salutogenesi e promozione della salute
  • Tecniche di intervento individuale, sistemico e collettivo
  • Protocolli di intervento
  • Case reports, “Pazienti docenti” e testimonianze dirette e indirette di salutogenesi
  • Divulgazione, editoria e promozione della salute
  • Contesto professionale e deontologia 

Organizzazione della Scuola
Sarà possibile partecipare alle lezioni in presenza o in diretta streaming oppure rivedere la lezione in video registrazione.

La scuola ha un suo regolamento interno che definirà le modalità di:

  • prenotazioni alle lezioni;
  • ore di assenza permesse;
  • registrazione video delle lezioni;
  • firma del registro presenze;
  • tipologia di attestati rilasciati secondo le ore svolte.


La partecipazione prevede singoli moduli formativi di 16 ore così strutturati

Venerdì 14.30/18.30
Sabato 9.00/13.00 e 15.00/19.00
Domenica 9.00/13.00

La formazione nel suo complesso è composta da circa 35 moduli formativi teorico pratico, sessioni individuali, letture, tirocinio, supervisione, esame al termine del percorso.

Calendarizzazione
L’inizio della scuola è previsto per l’ultimo weekend del mese di ottobre.

Iscrizione
Le iscrizioni saranno aperte dal 21 giugno fino al 15 ottobre 2022

Borsa di studio
È fatta assegnazione di una borsa di studio intitolata a Fausto Poli.

Premio Igea
È istituito il Premio Igea, destinato a figure che si siano distinte per l’opera di collegamento tra Scienza e Spirito, per il lavoro dello Spirito svolto, promosso o divulgato nella propria professione e nella propria esistenza.

Il premio è riconoscimento di tale merito, tramite una targa commemorativa raffigurante l’emblema della Scuola e una somma di denaro che venga impiegata in un progetto che rispecchi gli intenti per i quali il premio è stato assegnato.